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Centro Oculistico Bergamasco

a cura del Dott. Fabio Mazzolani

Cosa sono le palpebre?
Sono spesse membrane muscolo-fibrose in grado di ricoprire completamente la parte anteriore del bulbo oculare. Ciascuna palpebra presenta due facce: anteriore cutanea e posteriore congiuntivale. Al margine le palpebre sono provviste di ciglia e ghiandole.
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A cosa servono?
Le palpebre sono fondamentali per proteggere l’occhio dagli agenti esterni. La loro funzione è determinante per la salute della cornea e della congiuntiva: sbattendole frequentemente (ammiccamento) si ha la distribuzione continua del film lacrimale sulla superficie oculare; quando ciò non avviene la cornea e la congiuntiva possono  andare incontro a danni

Quali sono i processi patologici che possono colpire le palpebre?

ENTROPION

Le palpebre si rivoltano verso l’interno e le ciglia, in questa condizione  si vengono a trovare a contatto col bulbo oculare e lo graffiano. Le lesioni della cornea si possono spesso trasformare in ulcere.

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Le possibili cause sono alterazioni muscolari, l’età, esiti cicatriziali e il blefarospasmo. Con quest’ultimo termine si intende una contrattura e ipertrofia (rigonfiamento) del muscolo orbicolare ossia del muscolo di forma ad anello che assicura la chiusura palpebrale. L’ectropion può essere temporaneo o definitivo, congenito o acquisito. In caso di ectropion definitivo la terapia è chirurgica; per quello temporaneo, invece, si possono applicare dei cerotti che tendono la palpebra, riportando il margine ciliare nella sua posizione naturale. Di fondamentale importanza è la salute della cornea: l’ammiccamento comporta un continuo strofinamento  delle ciglia (in posizione anomala) sulla cornea con formazione di  ferite corneali che vanno tempestivamente trattate prima che diventino ulcere. La cornea, in questi casi, può essere protetta con una lente a contatto, con colliri o pomate a base di antibiotici e riepitelizzanti (che accelerano il processo di guarigione). Lo stato corneale influisce sulle scelte ed i tempi terapeutici ma, in caso di danni alla cornea, l’intervento chirurgico deve avvenire il prima possibile.

Più complessa è la terapia del blefarospasmo; ciò che dà ad oggi maggior risultati è l’infiltrazione del botox (tossina botulinica), mediante un ago sottilissimo, nelle palpebre e attorno ad esse. I risultati non sono definitivi (durano 2-4 mesi) e la risposta a questo tipo di terapia non è omogenea.

ECTROPION

Eversione permanente della palpebra. Tale affezione può riguardare entrambe le palpebre (superiore ed inferiore), ma quella inferiore è maggiormente colpita.
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È un’alterazione che comporta modificazioni diverse: si va dal I grado, con cui si verifica un lieve allontanamento della palpebra dal bulbo oculare, al III grado, in cui si ha una completa eversione della palpebra (con conseguente esposizione della congiuntiva fino al fornice). In questo caso la congiuntiva – per la continua esposizione – va incontro a modificazioni iperplastiche  ed  è presente una lacrimazione continua (epifora). Cause: si può distinguere: 1) una forma atonica dovuta alla perdita della tonicità del muscolo orbicolare; in questo caso si avrà la caduta e la progressiva retrazione del margine palpebrale. 2) La forma spastica è, invece, dovuta a una contrazione di una parte del muscolo orbicolare; tale contrattura parziale determina l’ectropion. Questi casi sono tipici delle persone anziane o di pazienti giovani affetti da processi infiammatori corneali o congiuntivali. 3) una forma associata a  paralisi del nervo facciale (VII nervo cranico), che determina il blocco del muscolo orbicolare. d) Una forma causata, invece, dalla retrazione cicatriziale in cui evolvono varie affezioni come: traumi, infiammazioni e neoplasie cutanee. La terapia chirurgica va instaurata prima di avere complicazioni corneali congiuntivali o dermatologiche. Ci sono varie tecniche di intervento, a scelta del chirurgo in base al tipo di ectropion (in modo da ottimizzare il risultato estetico e funzionale).

 

CALAZIO

Il calazio è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio, che si trovano all’interno delle palpebre e contribuiscono, col loro secreto, alla formazione della componente lipidica (ossia grassa) delle  lacrime.
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I sintomi più comuni sono: gonfiore delle palpebre, accompagnato da arrossamento, dolore, secrezione e infiammazione della congiuntiva tarsale. L’entità dei sintomi dipende dal grado d’infiammazione della ghiandola e dal numero delle ghiandole coinvolte. La sua dimensione può essere di piccola entità (tipo un grano di miglio) oppure più grande, fino ad arrivare a gonfiori consistenti che causano la chiusura della palpebra.Generalmente il calazio è legato a disordini alimentari, soprattutto al consumo eccessivo di  alimenti grassi. Sicuramente la terapia di base consiste in una dieta sana, con un’eventuale assunzione di  integratori atti a regolarizzare l’assorbimento intestinale dei nutrienti. Inoltre, è indicato un delicato massaggio della palpebra gonfia per cercare di rimuovere meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola. L’applicazione di pomate antibiotico-cortisoniche e  l’igiene palpebrale sono  il primo approccio teraputico. Tuttavia, se dopo due o tre settimane il calazio permane, è  necessario  un piccolo intervento chirurgico per  l’evacuazione e l’asportazione della lesione. In ogni caso, potrebbero verificarsi delle  recidive ed  è  opportuno, inoltre, accertarsi che non siano presenti difetti visivi non corretti che possano concorrere a uno stato infiammatorio-irritativo.

XANTELASMI
Gli xantelasmi sono formazioni pianeggianti, causate da un aumento di grasso e colesterolo, di colorito giallastro generalmente localizzate all’angolo supero interno della regione orbito-palpebrale, che possono tuttavia arrivare a coinvolgere entrambe le palpebre.

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Gli xantelasmi si manifestano solitamente  in soggetti iperlipidemici  ossia nelle persone che presentano elevati valori di lipidi (grassi) nel sangue.E’ possibile, inoltre,  riconoscere frequentemente una familiarità riferibile a un difetto nel metabolismo dei lipidi e del colesterolo in particolar modo se la comparsa è nei soggetti giovani. Gli xantelasmi non sono pericolosi per la salute né sono causa di alcun altro tipo di disturbo per gli occhi.. Non esistono farmaci, compresse o pomate in grado di risolvere questo problema Per eliminare gli xantelasmi occorre ricorrere esclusivamente alla chirurgia.  La tecnica ancora più efficace è l’escissione con bisturi. L’intervento si esegue in anestesia locale in pochi minuti e con eccellenti risultati.

 

FIBROMI PENDULI

I fibromi penduli sono delle piccole escrescenze che nascono dal derma, quella parte della pelle situata sotto l’epidermide, e che, anziché crescere al suo interno, si sviluppano verso l’esterno.

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Possono raggiungere varie grandezze, da pochi millimetri fino al diametro di un centimetro, ed essere così piuttosto evidenti e fastidiosi, anche per le zone del corpo in cui crescono. Quando sono di dimensioni considerevoli, possono pendere verso il basso a causa della forza di gravità da qui il nome di fibromi penduli.  Normalmente possono iniziare a svilupparsi, sia nell’uomo che nella donna, intorno ai 40 anni, anche se non mancano casi in cui spuntano verso i 20. Il loro manifestarsi è dovuto a una predisposizione genetica, ereditaria quindi, per cui intere famiglie appaiono “affette” dai fibromi penduli. La causa della loro presenza non è nota.

La crescita di fibromi non è segno di alcuna patologia, perché ad essi non corrisponde una malattia. Le loro conseguenze sono in primo luogo estetiche, anche perché hanno generalmente un colore più scuro della pelle, che va dal marrone carico al nero. Quelli sporgenti si possono impigliare facilmente nelle catenine o nei colletti, nei reggiseni e negli indumenti in genere e, in questi casi, possono esser causa di disturbi della pelle. Il trauma può causare il distacco parziale del fibroma, con sanguinamento e rischio d’infezione. L’intervento di rimozione si effettua in ambulatorio. La guarigione avviene in pochi giorni senza lasciare cicatrici.  In una sola seduta è possibile asportarne parecchi. E’ possibile, in alcuni casi, che possano  recidivare.

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